| Il
colloquio di selezione
Il colloquio di selezione è tra gli strumenti
più utilizzati nel percorso di selezione
e, nei suoi effetti, tra gli elementi più
discriminanti per valutare una eventuale collaborazione
professionale. Il nostro prossimo colloquio potrà
essere organizzato con domande più o meno
strutturate, più o meno formalizzato, condotto
da professionisti della selezione oppure no.
Il colloquio di selezione è il momento
di incontro, di "contatto fisico" tra
selezionatore e candidato: fase fondamentale questa
della conoscenza reciproca. Durante questo incontro
non vengono tanto valutate le doti intellettive
o tecniche del candidato, quanto, in particolare,
si cerca di cogliere un'impressione generale della
persona per averne così una visione più
ampia e integrata.
"Focus" dell'analisi diventano le abilità
di tipo trasversale, piuttosto che le capacità
di tipo tecnico-specialistico, come, ad esempio:
la comunicazione, il lavoro in gruppo, la flessibilità,
l'iniziativa, la motivazione, la capacità
ad apprendere, etc.
Tre sono le parole chiave di un colloquio:
- Preparazione
- Comunicazione
- Strategia
La preparazione
Fondamentale è tenere a mente gli obiettivi
del colloquio professionale: per noi, l'obiettivo
primario è farci conoscere ed essere riconosciuti
come il candidato ideale, d'altronde il colloquio
si svolgerà in funzione degli obiettivi
del selezionatore.
La valutazione del candidato avviene attraverso
la disamina dei seguenti aspetti:
La comunicazione
Ogni comportamento umano in un contesto relazionale
dà sempre luogo ad una comunicazione: si
crea in questo modo una sequenza di segnali che
diviene un flusso circolare.
Perciò un colloquio è sempre un
attivo e reciproco scambio di messaggi tra due
persone: se una delle due componenti viene meno,
l'atmosfera che ne risulta diventa di insoddisfazione
e sgradevolezza.
Si è in due, ciò va sempre tenuto
presente. Essendo in due, ciò che scaturisce
è una relazione caratterizzata da dinamiche
proprie e specifiche di quella relazione. E' un
processo attivo che porta ciascuno ad agire nei
confronti dell'altro modificandolo, per venire
a propria volta modificato.
La strategia
Badiamo anche agli aspetti formali del colloquio,
come la puntualità, le piccole gentilezze,
la disponibilità.
Esercitiamoci ad assumere uno stile assertivo:*
promuoviamo le nostre opinioni ed idee, valorizziamo
noi stessi, senza per questo prevaricare e svalutare
altri: questa è, in genere, la qualità
più ricercata.
In selezione non ci si lascia impressionare dall'esibizione,
dallo sfoggio, dal bluff, anzi, tutto ciò
rischia di far ombra su altri aspetti oggettivamente
positivi.
| Usiamo,
dunque, la tattica più produttiva che
è quella di dire quel che si ha da
dire con semplicità, chiarezza, sincerità
e coerenza, senza distorsioni e fraintendimenti,
né trucchi, né bugie. |
Consigli utili
cose da fare e da NON fare
Cosa da fare:
Prima di tutto informiamoci sull'azienda: settore,
organizzazione interna, stile, ubicazione, più
sappiamo e meglio è, e cerchiamo di memorizzare
al meglio tutte le tappe del nostro C.V. preparandoci
alla sua esposizione.
Ricordiamoci che un po' di ansia e d'imbarazzo
sono "fisiologici" al primo impatto,
ma cerchiamo ugualmente di comportarci con naturalezza
e spontaneità. Ascoltiamo con attenzione
l'interlocutore e rispondiamo con precisione
e sintesi, cercando la coerenza tra la nostra
storia e quella particolare candidatura
Dimostriamo di avere qualcosa da dire e da
offrire e mostriamoci comunque motivati e interessati.
Parliamo pure con voce chiara e con entusiasmo
contagioso, pur senza enfasi, raccontando di
noi, trasmettiamo equilibrio e decisione: né
timidi, né sfrontati.
Lasciamo che sia il selezionatore a prendere
la parola e guidare la discussione. Se ci saranno
mosse delle critiche, reagiamo positivamente
e in modo costruttivo e diventeranno elementi
che giocano a nostro favore e in fine comportiamoci
sempre in linea con l'imperativo.
Cose da NON fare:
Non arriviamo tardi e vestiamo in modo adeguato,
il che significa né trasandato né
da cerimonia.
Non presentiamoci con titoli di studio o di
cortesia, dilungandoci troppo in convenevoli.
Cerchiamo di non essere troppo prolissi o di
monopolizzare la conversazione, portando magari
il discorso su questioni personali: non giocherebbe
a nostro favore. Inoltre non pretendiamo di
sapere ciò che non sappiamo, è
uno sforzo inutile, che non ci porta lontano.
Non dimentichiamo il nome dell'azienda e ricordiamo
anche quello dell'intervistatore, ma non diamogli
del "tu" anche se lui amichevolmente
lo fa.
Non parliamo male dei precedenti posti di lavoro
o datori di lavoro, non perdiamo la calma, anche
di fronte a domande apertamente provocatorie
e non lasciamoci trascinare in atteggiamenti
impulsivi... spesso conta più l'atteggiamento
assunto che la risposta in sé. Manteniamo
la calma e cerchiamo di riflettere!
In fine non cerchiamo di proseguire il colloquio
quando l'interlocutore tenta di chiuderlo.
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